TERAPIA VERTEBRALE: RUOLO DEL FISIOTERAPISTA

Renato Gatto, Ilaria Parola, Maria Luisa Tenaglia

Clinica Santa Rita, Vercelli

Medicina Vertebrale

La Medicina Vertebrale si trova all’incrocio di varie specializzazioni, ciascuna delle quali trovandosela di fronte senza accorgersene, fa quello che può con i propri mezzi ma nessuna di esse può o vuole considerare l’insieme del problema.

È in questa terra di nessuno che è stata finora confinata la maggior parte dei dolori comuni di origine vertebrale.

Bisogna rimettere in discussione sia la parte teorica che quella pratica.

Questo rende sempre più evidente la necessità di una medicina specifica dei problemi di meccanica articolare della colonna, di quelli che non sono né chirurgici né reumatici veri. Non appartiene più ad una specialità piuttosto che ad un’altra.

È di quelli che se ne interessano, che la vogliono praticare e perfezionare.

Dolori d’origine vertebrale

Il dolore vertebrale è una maledizione di cui l’umanità ha sempre sofferto. È stata la ragione più comune di richiesta d’aiuto cui si è cercato di dare risposta attraverso una moltitudine di trattamenti. Per gli ortodossi pare che la cura debba essere “lasciata alla natura”, a volte associata al riposo a letto ed ai benefici della terapia farmacologica.

Questi metodi, ognuno dei quali è ritenuto sicuramente ed esclusivamente efficace da chi lo applica, includono: infiltrazioni locali, massaggi, elettroterapia, manipolazioni, applicazioni locali calde e fredde, magnetoterapia, laser, tecarterapia, ecc.

La caratteristica comune a tutte queste metodica è che esse agiscono per vie riflesse, attivando i recettori sensoriali – di solito della regione dove il dolore è avvertito, o meglio da dove questo ha origine – in modo da produrre una risposta.

Esse, quindi, possono essere definite “metodiche di terapia riflessa”.

Proprio perché il controllo nervoso è basato sull’azione riflessa, abbiamo bisogno di informazioni precise su dove, come, quando e perché dovremmo scegliere di applicare un metodo rispetto ad un altro.

Questo ci consentirà sia una migliore conoscenza delle tecniche, sia risultati pratici più attendibili.

Manipolazione

Vi sono due aspetti relativi alla manipolazione. Il primo è che essa causa degli effetti riflessi nei confronti dei dolori comuni d’origine vertebrale, cosa che condivide con gli altri metodi di terapia fisica. L’altro aspetto è che si tratta di una forma specifica di trattamento dell’alterazione funzionale motoria per quanto riguarda la restrizione di mobilità.

Questo aspetto funzionale diventa importante in relazione al suo possibile ulteriore sviluppo clinico in forma organica.

Riconoscere la stretta relazione tra articolazioni, nervi e muscoli nei pazienti con dolori vertebrali comuni è il punto di partenza per capire il tipico squilibrio dovuto all’alterazione funzionale dell’apparato locomotore: patterns motori scorretti.

Figura 1. Correlazioni afferenti ed efferenti tra la periferia e il sistema nervoso centrale

Non meno importante del movimento è la postura, questo a causa delle condizioni di sforzo tipiche della società moderna.

L’integrazione di vari aspetti relativi alla patologia funzionale dell’apparato locomotore è la Medicina Vertebrale che sta tra la neurologia, l’ortopedia, la reumatologia e la fisiatria: è la sede in cui si trova la maggioranza dei pazienti affetti da dolori comuni vertebrali nei quali non vengono riscontrate patologie organiche.

In questo campo della Medicina è confermata l’importanza del fattore umano in particolare nella manipolazione e nella riabilitazione motoria. Dobbiamo infatti fare affidamento, principalmente, sulle nostre mani e sui nostri occhi e dobbiamo imparare (o re-imparare) quelle abilità manuali che la medicina trascura in favore di attrezzature sofisticate.

La conclusione logica a cui si perviene è che la terapia vertebrale trova il suo posto nell’ambito della Medicina Fisica e Riabilitativa, tesa al ripristino della funzione tramite i mezzi più adeguati.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità da tempo raccomanda – per una migliore e più rapida cura dell’handicap – che l’attività di riabilitazione sia svolta da équipes formate da medici e fisioterapisti, operanti armoniosamente con tutte le competenze di ciascun componente, al fine unico di ottenere, nel più breve tempo possibile, il recupero del paziente e di eliminare o di limitare le sequele del danno tardivo, conseguente a terapia incompleta o incompetente.

È questa la filosofia della riabilitazione alla quale noi crediamo e da molti anni: non una verticalizzazione dell’atto riabilitativo, ma un lavoro eseguito da operatori e specialisti a seconda delle proprie conoscenze e competenze, su linee convergenti verso il vero unico scopo della riabilitazione: il disabile (temporaneo o permanente).

La realizzazione di questo compito richiede, quindi, un lavoro di équipe i cui membri sono tre: il medico, il fisioterapista e il paziente.

Il ruolo del medico è quello di formulare la diagnosi e di analizzare il disturbo motorio, se necessario può iniziare il trattamento manipolativo (da una a tre sedute).

Nei casi più gravi, al massimo dopo il terzo esame e trattamento, il medico deve richiedere l’intervento del fisioterapista per evitare che la patologia diventi cronica o recidivante.

Non si tratta solamente di una questione di esercizio attivo, di tecniche applicate al tessuto molle, di elettroterapia, ecc., ma si tratta anche di tecniche ripetute di mobilizzazioni e rilasciamento che devono essere poi insegnate al paziente per l’auto-trattamento.

Il ruolo del medico è quello di decidere quando iniziare e terminare il trattamento valutando i risultati ottenuti.

Il fisioterapista, grazie al suo esercizio ed al suo allenamento, è più idoneo ad usare le proprie mani e a capire i metodi sempre più sofisticati dell’esercizio attivo per ripristinare l’equilibrio muscolare e per correggere i patterns locomotori scorretti.

Questo modo di procedere stabilisce una relazione tra medici e fisioterapisti condividendolo equamente.

L’insegnamento gioca un ruolo importante nella realizzazione di questo ideale, dal momento che il complesso argomento della funzione motoria e le difficoltà relative alle tecniche diagnostiche e terapeutiche non vengono insegnati nelle scuole di medicina, nemmeno in quelle di specializzazione sull’apparato locomotore.

Caso clinico: trauma cervicale

Figura2. Le mv si svolgono in 3 tempi successivi: messa in posizione, messa in tensione, impulso manipolativo

Riprogrammazione Sensomotoria del rachide cervicale

Il rachide cervicale ha una duplice funzione (posturale e dinamica) che deve essere sollecitata dall’accoppiamento della propriocettività e della coordinazione oculo-vestibolo-cervicale.

Il lavoro muscolare isometrico deve essere realizzato a partire da posizioni cervico-cefaliche diverse.

I fase

Mobilizzazione passiva del collo mentre lo sguardo è fisso sul bersaglio

II fase

Esplorazione del campo visivo con il rachide cervicale attraverso una visione foveale

III fase

Sollecita la mobilità cervicale in rapporto agli spostamenti passivi ed attivi del tronco (posizione seduta, eretta) mantenendo una mira fissa.

IV fase

Inseguimento di un bersaglio mobile in tutte le ampiezze cervicali considerate dalla rieducazione.