Sindrome della Giunzione Dorso-Lombare

di Renato Gatto

La “Sindrome della giunzione dorsolombare” (GDL) è un insieme di manifestazioni dolorose associate o isolate, dall’aspetto ingannevole, conseguenti alla sofferenza dei segmenti della giunzione dorsolombare: T2-L1, più raramente T11-T12 o L1-L2, ma talvolta T10-T11, che si manifesta con:

  • Lombalgia bassa (manifestazione più frequente, da interessamento della branca posteriore);

  • Dolori addominali bassi, pseudoviscerali o testicolari (branca anteriore);

  • Falso dolore dell’anca (ramo perforante laterale cutaneo origin

    ato dalla branca anteriore);

  • Pubalgia;

  • Talvolta disturbi funzionali digestivi (soprattutto meteorismo).

La radiografia, la TAC, la RM sono quasi sempre normali, mentre la termografia può essere utile per evidenziare la dermocellulalgia (Gatto 1986). Solo eccezionalmente si ha dolore nella regione responsabile: tuttavia studi clinici, anatomici e terapeutici confermano la denominazione della sindrome dorsolombare. La giunzione dorsolombare è una zona particolarmente sollecitata negli sforzi della vita quotidiana. T12 è una vertebra di transizione: le sue articolazioni superiori si comportano come quelle dorsali e le inferiori come quelle del rachide lombare. L’esame clinico evidenzia:

  • A livello vertebrale, le due manovre essenziali dell’esame segmentario codificato (punto articolare posteriore e pressione laterale sulla spinosa) sono dolorose da un lato solo, più frequentemente su T12-L1 e qualche volta su T11-12 o L1-L2;

  • A distanza, le manifestazioni CTM sono unilaterali, situate dal lato del dolore articolare posteriore del segmento responsabile, nei territori della branca posteriore, anteriore, perforante laterale;

  • La ricerca del “punto di cresta posteriore” a 7-8 cm dalla linea mediana e del “punto di cresta laterale” alla verticale del trocantere, che corrispondono alla compressione contro l’osso dei rami nervosi irritati.

Si possono ritrovare dei cordoni mialgici nella parte inferiore del muscolo retto dell’addome e un dolore tenoperiosteo sull’emipube.

Il trattamento della sindrome della giunzione dorso-lombare è anzitutto a livello vertebrale: mobilizzazioni e manipolazioni del segmento responsabile secondo la regola del non dolore e il principio del movimento contrario.

L’infiltrazione articolare posteriore (anestetico e cortisone) può completare il risultato quando il trattamento manipolativo è insufficiente o controindicato. Le dermocellulalgie possono essere trattate con infiltrazioni (anestetico diluito: lidocaina allo 0.5%) seguite da manovre progressive di impastamento dei piani curanei (“pince-roullè”). I punti di cresta posteriore e laterale possono essere infiltrati (anestetico e cortisone) quando esiste un fenomeno canalicolare o un’irritazione residua a questo livello. Le precauzioni posturali sono sufficienti per evitare le ricadute nei soggetti migliorati con il trattamento manipolativo. Nei pazienti che recidivano o negli sportivi che sollecitano la giunzione dorsolombare in maniera eccessiva è necessaria la rieducazione. Essa deve mirare a :

  • Mobilizzare l’insieme della regione lombare, lottando contro le rigidità e le contratture muscolari;

  • Rinforzare i gruppi muscolari deboli e risvegliare la propriocettività.