Altre terapie

La Medicina Manuale è imprescindibile dalla carismatica figura di Robert Maigne, il quale ha avuto il grandissimo merito di definire una semeiotica chiara, semplice e riproducibile, essenzialmente basata su test di provocazione del dolore; semeiotica che è fondamentale perpoter diagnosticare correttamente le disfunzioni dolorose benigne del rachide, non altrimenti ben interpretabili con gli esami strumentali usualmente a disposizione.

Sulla base di questa nuova e importante diagnostica clinica si sono sviluppate strategie terapeutiche che integrano e talvolta possono sostituire l’atto manipolativo. Descriviamo rapidamente alcune delle tecniche terapeutiche complementari alle tradizionali manipolazioni vertebrali:

L’Autotrazione

È un metodo di cura conservativo che si avvale di un apposito lettino a piani mobili, su cui il paziente si tira ad apposite sbarre, mentre l’operatore muove i piani del lettino stesso con un angolo di gravità che va da 15 a 35 gradi.

È indicata per il trattamento della patologia dolorosa disco-radicolare del rachide lombare: lombalgie, cruralgie e sciatalgie da ernia discale, discopatie e stenosi del canale lombare, anche con segni neurologici, purchè non gravi e ingravescenti.

L’Autotrazione agisce sia sul controllo neuromotorio dei muscoli della colonna, cambiandone i pattern automatici, sia sulla forma dell’ernia, sia sul diametro funzionale del canale lombare, e presumibilmente anche sulla stasi venosa delle vene epidurali, che stanno a contatto dell’ernia.

La Riprogrammazione propriocettiva ad alta frequenza

È una metodica che si avvale di un sistema computerizzato che consente di indagare ed eventualmente correggere l’influenza dell’informazione propriocettiva, visiva e vestibolare sul controllo posturale e sul movimento in varie situazioni sensoriali e di appoggio. Con tempi di applicazione brevi e periodi di trattamento limitati, la metodologia (basata sul Metodo Riva) consente di ottimizzare il controllo motorio e riprogrammare gli equilibri posturali nell’intera popolazione (adolescenti, atleti, disabili, anziani).

La Stabilizzazione spinale

I muscoli che realizzano la complessa motricità del rachide si possono dividere in due grandi sistemi:il sistema globale, che gestisce i movimenti veri e propri, e il sistema locale, costituito dagli strati più profondi, il multifido,illunghissimo del dorso, parte lombare,l’ileolombare, che gestiscono i movimenti interni, quelli che assicurano la stabilità del rachide. Tra gli addominali, solo il trasverso dell’addome contribuisce a realizzare questa funzione. La Stabilizzazione spinale è una metodica che intende sviluppare il sistema locale sia dal punto di vista propriocettivo che della forza. Consta di tre fasi: nella prima è necessario insegnare al paziente a percepire e a contrarre i muscoli degli strati più profondi, avvalendosi dell’aiuto di uno strumento, lo “Stabilizer” (Chattanooga), un biofeedback pressorio che informa sull’attività dei suddetti muscoli e sui movimenti del rachide. Uno strumento più sofisticato che si può impiegare è il Biofeedback elettromiografico di superficie. Esso informa in tempo reale ed in modo continuo sulla contrazione dei muscoli messa in atto dal paziente.

Nella seconda fase si introducono movimenti e posizioni degli arti inferiori sempre più complesse, da mantenere tenendo contratti il multifido ed il trasverso senza muovere il rachide.

Nella terza fase, riabilitativa, l’acquisita capacità di utilizzare questi muscoli durante tutti i movimenti e le attività della vita quotidiana protegge il rachide e diventa automatica,senza più la necessità di utilizzare gli apparecchi.

Le Superfici Percettive

Le superfici percettive (SUPER) rappresentano un sistema terapeutico basato sull’interazione fra la superficie corporea del paziente ed un contesto percettivo di appoggio, creato dal terapeuta, per mezzo di piccole semisfere in lattice di altezza ed elasticità variabili. Le superfici percettive stimolano i recettori cutanei e propriocettivi a livello del tronco e del bacino consentendo un’azione

antalgica e di rilassamento attraverso una riprogrammazione afferenziale. Ottenere un corretto allineamento dei capi articolari, favorire il processo di consolidamento della frattura senza tutorizzazione o mezzi di sintesi ed il controllo del dolore possono rappresentare gli scopi del trattamento.

Le Tecniche mininvasive

Sono definibili come tecniche somministrabili senza necessità di anestesia o in anestesia locale, vie di accesso percutanee o previa mini-incisione, rispetto dei tessuti molli, assenza di perdita ematica, ridotto dolore post-procedurale, non necessaria degenza ospedaliera o, se necessaria, degenza in Day Hospital, riduzione delle complicanze, assenza di danni estetici,precoce riabilitazione ed immediata ripresa funzionale.

Le tecniche miniinvasive antalgiche più utilizzate sono la vertebroplastica percutanea, i blocchi antalgici articolari (possiamo qui includere tutto il grosso capitolo delle infiltrazioni endoarticolari, le infiltrazioni di articolazioni profonde come la coxo-femorale, l’articolazione sacro-iliaca, le articolazioni vertebrali posteriori), la viscosupplementazione, la neurolisi dell’anca con Radiofrequenze ( RF), la neuromodulazione attraverso le Radiofrequenze Pulsate (PRF) nella sindrome delle faccette articolari, le procedure intradiscali, le peridurali ed epidurali, l’utilizzo della tossina botulinica.

Altre Terapie

  •  Terapia farmacologica generale e locale
  • Infiltrazione delle borse e delle guaine tendinee.
  • Infiltrazioni dei Trigger pointDry Needling (“ago asciutto”)
  • Mesoterapia
  • Agopuntura
  • Massoterapia
  • Massaggio connettivale riflesso
  • Elettroterapia fisica strumentale
  • Kinesiterapia