LA SINDROME DELLE FACCETTE: IL MAL DI SCHIENA CHE NON PASSA MAI

di Luigi Minozio

Si può dire che la Sindrome delle faccette sia una diagnosi per esclusione. La maggior parte dei pazienti con lombalgia cronica si presenta alla visita con lastre, risonanza, elettromiografia e quant’altro letto su internet, che spesso non evidenziano bulging, ernie, stenosi del canale come causa del dolore. In totale assenza di segni neurologici possiamo ipotizzare una Sindrome delle faccette. La caratteristica di questa sindrome è un dolore continuo percepito come tessutale profondo irradiato alla cresta iliaca, all’inguine e al gluteo, procurato dalla degenerazione artrosica delle superfici articolari.
Caratteristica è l’esacerbazione del dolore con movimenti di rotazione, latero-flessione ed estensione del busto, così come un beneficio in flessione. La conferma diagnostica è data solo dal blocco anestetico delle faccette che si ottiene iniettando 2 cc di anestetico locale nella rima articolare con benessere immediato per il paziente. La tecnica più usata per posizionare l’ago è sotto guida radiologica. Procedura costosa che investe il paziente con una robusta dose di raggi X. Oggi con l’ausilio di ecografi sempre più sofisticati è possibile visualizzare la rima articolare e l’esatta posizione dell’ago per l’infiltrazione. Operando in asepsi con coprisonda e gel sterili con un po’ di pratica si ottengano buoni risultati, essendo le faccette posizionate in profondità.
Personalmente inietto 1 cc di cloridrato di procaina al 2% addizionato con 1 cc di acido ialuronico a basso peso molecolare. Superata la fase acuta il paziente dovrà seguire un programma di ginnastica posturale-propriocettiva per correggere gli errori di postura e lo squilibrio muscolare che hanno determinato l’usura delle articolazioni interapofisarie.